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Racconti


LA PATTUGLIA: edizione riveduta e corretta del mio primo racconto di fantascienza.

Ho gli occhi aperti già da un po’.
Giro la testa per guardare il suo profilo. Distesa, a pancia in giù, i lunghi capelli a farle da lenzuolo, sotto al quale riesco comunque ad intravedere il profilo della sua muscolatura, appena accennata, ma ugualmente forte da riuscire ad atterrarmi e costringermi gioiosamente sotto di lei ieri sera. Il sonno dopo la passione è stato lieve ma riposante. Qualcosa da ricordare e ripetere il prima possibile, se e quando sarà possibile.
E’ ancora presto, il sole ancora non è spuntato ma è già ora di andare.
Esco piano dalle lenzuola che odorano ancora di noi e mi invitano a risvegliarla, ma il senso del dovere è forte si, da costringermi a desistere dal delizioso proposito di ripetere i giochi fatti fino a poche ore prima. Raccolti i pantaloni e la camicia mi avvio sulla stanza sul retro.
Li indosso prima di scavalcare la finestra che da sulla piattaforma rocciosa, messa li, quasi apposta dalla natura a formare una stretta balconata ricoperta d’erba e fiori. Scosto appena la copertura mimetizzante, giusto per poterci passare. Per un attimo, volgo lo sguardo sulla vallata in basso dove scorre il fiume circondato da un ampia macchia di alberi. Ma non posso dilungarmi.
Mi arrampico veloce sulle radici dell’albero che mi fa da scala e supero la corta distanza che mi separa dal mio alloggio.
Mi reintroduco furtivamente, dalla finestra che ho lasciato aperta ieri sera e mi ritrovo nella piccola cucina.
Mentre mi lavo, la mia mente percorre i passi che già sono stati programmati da 3 giorni.
Uscire, andare al piazzale, attendere il ritorno della pattuglia col suo prezioso carico, ma soprattutto di coraggiosi compagni. Poi, quasi a ritmo di corsa, cominciare il lavoro di selezione e smembramento delle prede. Non oso pensare ad un loro fallimento. Troppo gravi le conseguenze per la causa, la comunità e soprattutto per me. Indosso dei vestiti puliti e prendo un camice dall’armadio mentre la teiera fischia una rumorosa, ma gradita sveglia mattutina.
E’ ancora presto, l’arrivo della pattuglia non è previsto prima di metà mattinata, anche se, più realisticamente arriveranno quando il sole sarà alto. Esco sulla balconata a sorseggiare il tè ed osservare, puntuale, la sfilata del cambio della guardia del posto di osservazione in fondo al sentiero. Gli uomini e le donne del turno smontante, camminano con passo lento, stanco, dopo una notte insonne a vegliare sulla nostra sicurezza. Passando davanti a me, salutano, con un sorriso carico di fiducia nei miei confronti. Anche loro aspettano il ritorno della pattuglia. Il sole che comincia ad alzarsi in cielo ed il te, oramai freddo, mi convincono ad avviarmi.
Prendo la sacca con il camice ed un opportuno ricambio e mi avvio per il sentiero, in direzione del piazzale dove aspetterò il ritorno della pattuglia. Lungo il breve tragitto verso la mia destinazione, ascolto il lento aumentare del volume dei rumori del bosco.Le case, ben mimetizzate, mi risultano invisibili anche a corta distanza. Abbiamo fatto un buon lavoro in questi anni.
Arrivo al limitare dell’ampia radura che chiamiamo piazzale. Aguzzo la vista cercando la mia squadra, so che sono qui intorno, ma sono bravi, difficilmente li potrò individuare se loro non vogliono. Indosso ho anche io un mantello mimetizzante, ma so che loro mi hanno già individuato.
Costeggio il sentiero alla mia sinistra, qui sono completamente invisibile dall’esterno, fino al suo termine accanto al portale.
Il portale, l’ingresso da cui entrerà la pattuglia e noi con lei. Ora si sono resi visibili, anche la guardia lo è, ma è solo un attimo, giusto per sapere che ci siamo tutti, che tutti attendiamo il ritorno della pattuglia.
l tempo passa lentamente, il sole percorre lento il suo cammino lungo l’arco che lo porterà allo zenit. Dentro di me comincia a montare un senso di inquietudine che non capisco, una preoccupazione che non dovrei avere, una paura che non mi è nuova ed al tempo stesso sconosciuta.
La pattuglia è in ritardo.
Qualcuno mi porge una borraccia, il caldo comincia a farsi sentire, segno dell’avanzare della mattina e della preoccupazione mia e di tutti.
All’improvviso un gesto della guardia ci mette in agitazione, con trepidazione aspettiamo l’esito della comunicazione che sta ricevendo.
Ma non c’è bisogno che me lo dica.
Da dietro una bassa collinetta, si intravede svoltare un silenzioso mezzo. La pattuglia ritorna.
E con essa mio marito.

Orazio Amante.

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Parte 1^
Parte 2^

Mi sedetti di colpo, non so dire neanche dove. Guardai Marcus e il braccio della donna.

< Siete androidi quindi? >

< Non esattamente. Eravamo umani, come te mia signora. La nostra memoria di una vita precedente cancellata e gli innesti neuronali ci rendono docili e innocui. Ma qualcosa ha rotto Marcus. Non è previsto alcun tipo di emozione destabilizzante, eppure lui ha pianto. Per questo l'ho tenuto nascosto. Ho interrotto un circuito per spegnerlo e renderlo non rintracciabile dall'ispettore >
Si sedette anche lei, poi senza guardarmi aggiunse
< Ed anche io sento che sto cambiando. Non avrei potuto fare nulla di tutto questo secondo il progetto originario. Qualcosa si è rotto. Se lo vengono a sapere, ci porteranno tutti all'inceneritore>

Restammo lì in silenzio non so dire per quanto. Nella mia testa si ripetevano pensieri sparsi: Marcus, amore, sesso, ordine, Alpha, Gamma, cervelli neuronali, il nulla…..
Poi un pensiero assurdo prepotente annientò gli altri. Tentai di scacciarlo, ma non riuscii.
La donna mi guardava come se avesse capito che stavo lottando ed ora attendeva il risultato.
Mi alzai e le andai vicino

< Fammi vedere, alza il braccio! > mi ubbidì < come hai fatto, dimmelo! come hai fatto a togliere la pelle, fammi vedere!! >

Ma lei non me lo fece vedere, o meglio, non lo fece vedere sul suo braccio.

Prese il mio braccio, nonostante il tentativo di sfuggirle, premette in un punto del polso e vidi il mio avambraccio aprirsi.

< Anche tu sei rotta, mia signora. E' finita. >

La sua voce mi arrivò sbiadita, mentre dall’esterno una serie di comandi militari e passi affrettati invasero il silenzio.

Erano venuti a prenderci.

Leggi questo ed altre pubblicazioni di Daniela Di santo su Gattaca IL MONDO SCI-FI IN UN RACCONTO.

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Non parlammo mai durante i nostri incontri.
Ogni volta che veniva per la manutenzione del giardino, lo richiamavo nella mia stanza, ripetevamo il rito degli antichi, lui mi guardava sempre con quegli occhi profondi, sorrideva ma non dicevamo una sola parola. Non avremmo potuto, ci era vietato. Una donna Alpha ed un uomo Gamma non potevano avere alcun tipo di relazione verbale.
Eppure in qualche modo ci siamo detti tante cose.
amanti
Ieri non è venuto. La sicurezza aveva subito fatto il suo giro di perlustrazione senza trovarlo ed era stato dato l’allarme.
Non era consentito lasciare il proprio posto di lavoro ad un Gamma, a meno che un ispettore di zona non lo fornisse di dettagliata motivazione. Ma anche il suo ispettore di zona non aveva idea di dove fosse finito.
La mia ansia era aumentata col passare del tempo, non potevo più aspettare. La linea che conduceva dalla mia abitazione al centro operativo della regione dell’emisfero nord, costeggiava l’area urbana. Sono scesa alla fermata più vicina e a testa bassa ho superato il confine addentrandomi in quei luoghi luridi e puzzolenti, abitati da genie Gamma e Delta, le più infime tra le genie. Almeno questo è quello che pensavo anche io, prima di conoscere l’uomo Gamma.
Non sapevo esattamente dove andare ma presto gli sarebbe arrivata la notizia di una donna Alpha nell’area ed ero certa che avrebbe capito che ero io.

Camminavo spedita senza guardare i volti di chi incrociavo per evitare di commettere reato. Se avessero incrociato il mio sguardo avrei dovuto denunciarli. Cosa alquanto ridicola, a pensarci bene, dal momento che ero io nella loro zona e che ero lì perché…… provavo …. amore… per uno di loro.

Sì, l’emozione che mi aveva spinta fin lì doveva essere l’amore degli antichi, un sentimento perso nei secoli che gli Alpha, la genia suprema e dominatrice del pianeta, avevano rinnegato come fonte di male e corruzione.

Eppure ora che ne avevo maggior consapevolezza, non mi appariva come negativa e pericolosa. Ogni parte di me era come allentata da questa emozione dolce e allo stesso tempo violenta. Sentivo di essere un’altra persona.

Svoltando l’angolo una donna Gamma si avvicinò a me, sempre a volto basso e con un cappuccio che le copriva il capo. Cercai di evitarla, ma poi mi accorsi che si avvicinava sempre più e mi porse un biglietto, per poi allontanarsi rapidamente fermandosi a pochi metri da me. Mi stava aspettando.

Lessi le parole del biglietto: ” Marcus ti attende, seguimi mia signora”

Quindi si chiamava Marcus… ?

La guardai, lei mi fece segno di sì con il capo e assicurandosi che la seguissi, si mosse.
Mi condusse nelle strade più strette e maleodoranti dell’area urbana, salendo e scendendo innumerevoli scale.
Finalmente arrivò ad un’abitazione ed entrò. Mi guardai intorno ma poi vinsi la diffidenza: se avessero voluto farmi del male lo avrebbero potuto fare anche prima.

L’interno era semi buio e a stento capii dove fosse la donna che era appena entrata.
Poi una luce si accese ed io lo vidi.
Marcus giaceva su una specie di letto di metallo, lo sguardo fisso al soffitto e sembrava non vedermi.
La donna mi porse un altro biglietto: “ho il permesso di parlarti, mia signora?”

< Sì > le dissi. Non avevo altro modo di sapere di Marcus che accettare questo affronto.

< Marcus mi ha detto di te, mia signora >

Trasalii. Qualcun altro sapeva del nostro segreto

< Non temere - aveva intuito il mio terrore - il vostro segreto è al sicuro con me. Sono la sua genitrice >

La guardai senza capire.

< Sono la donna che gli ha dato la vita >

Avevo dimenticato che i Gamma come i Delta usavano ancora l’antico sistema di riproduzione della specie. Una barbarie degli antichi.

< Marcus è rotto > mi disse senza aggiungere altro.

Io pensai “malato”

< Si è rotto dopo essere stato con te, mia signora. Ritornato a casa ha cominciato a versare lacrime dai suoi occhi, sembrava non fermarsi mai. Così ho dovuto fare qualcosa per fermarlo e non ho detto niente all'ispettore perché lo avrebbero portato all'inceneritore >

Non capivo. Non avevo idea di cosa stesse parlando.

< Donna! Spiegati, di cosa stai parlando? >

Lei mi guardò spalancando gli occhi

< Quindi tu non sai? E se non lo sai tu, allora molti Alpha non sanno >

< Cosa non so!? >

< Di noi mia signora, di noi Gamma e Delta. Chi siamo >

< So chi siete! Donna! Non offendermi! Siete le ultime genie del pianeta! >

Si tolse il cappuccio e mi guardò sorridendo. Poi con calma si alzò la manica della giacca

< Ecco cosa siamo, mia signora > Sollevò un lembo di pelle sull’avambraccio rivelando schede elettroniche e fili.

La guardai sconvolta! Cos’era quella donna?! E Marcus…Marcus, era anche lui… un ANDROIDE!?
Continua.

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Non era facile muoversi tra la folla, i sudori, i vapori, gli odori della città. Quella zona era interdetta alla genia Alpha a cui io appartenevo, ma non avevo voluto fermarmi al confine ed ero andata oltre.
Cercavo l’uomo Gamma, l’addetto al mio giardino pensile.
Non era un semplice uomo Gamma, non per me almeno, altrimenti non avrei rischiato di entrare nell’area urbana per cercarlo.

Ci eravamo nascosti per mesi, da quando un giorno lo avevo chiamato dalla mia camera e lui era venuto obbediente, come s’addice ai Gamma.

Lo avevo osservato tutto il tempo lavorare semi nudo al sole e al vento, i muscoli possenti che si muovevano ad ogni movimento sotto la pelle ambrata dal lavoro all’aperto.
Quei suoi occhi che avevano sfidato le regole, mi avevano guardato più volte di sfuggita ed io non avevo potuto evitare di sentirmi catturata da quello sguardo. Ed ebbi la curiosità di conoscere il suo corpo, come ci avevano raccontato gli antichi, quando un uomo ed una donna ancora praticavano l’amore e il sesso.
Non so cosa avvenne in me in quei pochi secondi in cui decisi che doveva accadere, ma mi sentii sopraffatta e persa e lasciai che il mio istinto emergesse.
Si avvicino’ a me con lo sguardo basso, gli presi una mano e lo guidai fino al letto facendolo sedere, a quel punto mi guardò senza capire.
Posai la sua mano sul mio seno e fu come se una scarica elettrica mi attraversasse il corpo Una sensazione nuova, devastante ma profondamente piacevole.

Lasciò la mano sul mio seno per qualche minuto, muovendola in modo impercettibile, sfiorando il capezzolo lentamente. La scarica elettrica dentro di me diventò un’onda inebriante ed il cuore prese a battere velocemente, ma rimasi lì in piedi aspettando non so cosa. Non avevo idea di come andare avanti.

L’uomo Gamma si alzò davanti a me ed ora mi guardava più intensamente, con un lieve sorriso e sentivo che non aveva paura di me, aveva capito cosa volevo e aveva tutta l’aria di sapere come fare.
Mise le mani sui fianchi e mi attirò a se senza staccare lo sguardo dai miei occhi. In altro momento lo avrei picchiato e chiamato subito la sicurezza per farlo arrestare, ma lo lasciai fare: DOVEVO andare avanti, una forza sconosciuta mi spingeva verso di lui in modo violento, non desideravo altro che toccarlo ed essere toccata, ma ancora non feci nulla.

Spinse il bottone sulla mia spalla perché la tuta si riducesse e restai nuda. Un brivido mi attraversò la schiena, una forza oscura dal mio ventre pulsava violenta e ne ebbi paura: non avevo mai provato nulla del genere.

Le sue mani scivolarono lentamente dalle spalle, lungo le braccia, sembrava prudente. Tornarono sui miei seni e le lasciò cadere sui miei fianchi e a quel punto mi strinse più forte.
Sussultai, ma lui sorrise e mi lasciai andare. Avvicinò il suo viso al mio, le sue labbra toccarono le mie labbra costringendole ad aprirsi. Era una pratica che mi terrorizzò, mai avrei immaginato potesse essere possibile, ma dopo il primo momento di nausea, sentii la forza oscura nel mio ventre raddoppiare di intensità e inspiegabilmente ricambiai muovendo in sintonia la mia lingua con la sua.

Fu allora che mi spinse dolcemente sul letto e si pose su di me, mentre una mano accarezzava lieve le mie cosce, risalendo fino all’inguine e nel mio ventre che si sentì grato a quel contatto, grato e ingordo.

Armeggiò con i suoi calzoni da lavoro e all’improvviso mi sentii penetrare ed un calore mi invase, quasi come se il fuoco stesse bruciando ogni mio organo interno. Dopo una prima iniziale sensazione di dolore, quello che provai doveva essere puro piacere, lo stesso di cui tanto avevo letto nei testi antichi. Ogni particella del mio corpo urlava e godeva e prendemmo a muoverci all’unisono per non so quanto tempo. Oh sì, lui sapeva cosa fare! Ed anche io non so come, sapevo esattamente cosa voleva il mio corpo.

La forza oscura nel mio ventre era diventata una tempesta solare che aveva invaso il mio corpo e vagava alla ricerca di un punto da cui uscire per esplodere. L’uomo Gamma si muoveva sempre più freneticamente ed io con lui. All’improvviso la forza oscura esplose e lui lanciò un gemito. Lo vidi contorcersi e tendere ogni muscolo mentre nella mia testa la tempesta solare prendeva il posto di ogni neurone e particelle invisibili si sparsero nel mio corpo. Fine prima parte.

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